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ULTERIORI RIFLESSIONI SULLA SOPPRESSIONE DELL’IMPOSTA REGIONALE SULLA BENZINA PER AUTOTRAZIONE


ULTERIORI RIFLESSIONI SULLA SOPPRESSIONE DELL’IMPOSTA REGIONALE SULLA BENZINA PER AUTOTRAZIONE
Già in un articolo precedente avevamo annunciato l’abolizione dell’imposta regionale sull’autotrazione, che costituiva un’ulteriore balzello a danno dei consumatori e delle imprese, che dovevano sostenere un altrettanto inutile adempimento.
Con la legge di Bilancio 2021, infatti, abbiamo più volte detto che è stata abrogata l’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, ma non ci eravamo soffermati sui molteplici risvolti di questo fatto e su questa imposta che, nel corso degli ultimi anni era stata oggetto di particolari attenzioni da parte dell’Unione europea per alcune difformità rispetto alla legislazione europea stessa. E di questi tempi di ripresa economica dopo la pandemia avere una tassa in meno da pagare è un aiuto concreto agli operatori del settore.
Se da un lato la soppressione ha contribuito a risolvere un conflitto legislativo tra Stato e Unione europea, dall’altro ha scaturito un acceso dibattito sulla possibilità da parte dei contribuenti di ottenere un rimborso di quanto già versato in virtù di un’imposta ritenuta illegittima. A dirimere la questione, però, c’è la stessa legge di Bilancio che mette un punto fermo sulla questione, sancendo il principio che sono fatti salvi gli effetti delle obbligazioni tributarie già insorte, però nello stesso istituisce un fondo presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con una dotazione di 79,14 milioni di euro a decorrere dal primo gennaio 2021 per ristorare più che altro le regioni per le minori entrate, visto che il gettito dell’imposta abrogata andava a questi enti locali, che nel lontano 1990 l’avevano istituita.
La Regione Sicilia non aveva mai istituito l’imposta, mentre sette regioni a statuto ordinario l’avevano introdotta, salvo poi alcune abrogarla negli anni, mentre quelle che ancora non l’hanno fatto, in virtù di questa legge di Bilancio, devono adeguare la propria normativa, evitando così numerosi contenziosi davanti alla Commissione tributaria.

 

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